(© Sustainable Musicology)
Sostenibilità epistemologica: una proposta
Marco Bizzarini
10 aprile 2026
Negli ultimi anni la sostenibilità è stata di fatto colonizzata da un’unica dimensione: quella ambientale.
Parlare di sostenibilità significa quasi automaticamente parlare di clima, risorse, impatto ecologico. Tutto legittimo, ma anche molto riduttivo.
Questa riduzione nasconde un problema più profondo e raramente tematizzato: la sostenibilità della conoscenza stessa. È su questo punto che propongo il concetto di sostenibilità epistemologica.
Per sostenibilità epistemologica intendo la capacità di un sistema di conoscenza di mantenere nel tempo le proprie condizioni di chiarezza, efficacia e validità. Dunque non si tratta di un’estensione “green” dell’epistemologia. Al contrario, è uno spostamento di prospettiva.
Viviamo in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, caratterizzata da iperproduzione di informazioni, da modelli interpretativi a ciclo sempre più breve, da narrazioni spesso inefficaci fin dall’origine e quindi destinate a divenire presto obsolete. In altre parole: produciamo una gran quantità di apparenti fonti di conoscenza, senza chiederci se siano davvero sostenibili.
Alcuni autori hanno già sfiorato il problema. Gregory Bateson, per esempio, ha parlato di “ecologia della mente”, mostrando come i sistemi cognitivi non siano separabili dai contesti in cui operano. Ciò che manca è un passaggio ulteriore: trattare la sostenibilità come una proprietà interna della conoscenza, non come una sua applicazione esterna.
Parlare di sostenibilità epistemologica significa introdurre un criterio nuovo, inevitabilmente selettivo: è la condizione per cui una conoscenza è efficace nel presente e resta valida nel tempo. Può diventare una teoria compiuta. Per ora è una proposta. Ma introduce una domanda ineludibile: non basta che una conoscenza sia vera, scientifica o accademicamente validata. Deve essere anche sostenibile, e oggi questo non è garantito.
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