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Sustainable Musicology

Articoli e Saggi
Di Marco Bizzarini
Articolo
Feather illustration
(© Sustainable Musicology)

Sostenibilità epistemologica:
una proposta

Negli ultimi anni la sostenibilità è stata di fatto colonizzata da un’unica dimensione: quella ambientale.

Parlare di sostenibilità significa quasi automaticamente parlare di clima, risorse, impatto ecologico. Tutto legittimo, ma anche molto riduttivo.

Questa riduzione nasconde un problema più profondo e raramente tematizzato: la sostenibilità della conoscenza stessa. È su questo punto che propongo il concetto di sostenibilità epistemologica.

Per sostenibilità epistemologica intendo la capacità di un sistema di conoscenza di mantenere nel tempo le proprie condizioni di validità, senza collassare, auto-smentirsi o consumare il contesto che lo rende possibile. Dunque non si tratta di un’estensione “green” dell’epistemologia. Al contrario, è uno spostamento di prospettiva.

La domanda non è se questa conoscenza favorisce la sostenibilità ambientale, ma se è sostenibile in quanto conoscenza. Il piano non è quello dell’applicazione, ma quello della validità.

Viviamo in un’epoca segnata anche dall’intelligenza artificiale, caratterizzata da iperproduzione di informazioni, da modelli interpretativi a ciclo sempre più breve, da narrazioni efficaci nel breve periodo ma rapidamente instabili o obsolete. In altre parole: produciamo conoscenza, ma raramente ci chiediamo se sia strutturalmente sostenibile.

Molti sistemi cognitivi contemporanei sono “performanti”, ma non sostenibili. Funzionano finché il contesto li sostiene, ma collassano quando vengono messi sotto tensione e richiedono continue correzioni o aggiornamenti.

È importante ribadire che la sostenibilità epistemologica può avere effetti anche sull’ambiente, ma non nasce in quell’ambito, né si esaurisce in quel contesto. Si potrebbe anzi sostenere che senza forme di conoscenza epistemologicamente sostenibili, perfino l’ecosostenibilità resta fragile, intermittente e reversibile.

Alcuni autori hanno già sfiorato il problema. Per esempio, Gregory Bateson ha parlato di “ecologia della mente”, mostrando come i sistemi cognitivi non siano separabili dai contesti in cui operano. Allo stesso modo, il pensiero della complessità ha evidenziato i limiti dei modelli riduzionisti. Tuttavia, questi approcci restano in larga parte legati a una prospettiva sistemica o ambientale.

Ciò che manca è un passaggio ulteriore: trattare la sostenibilità come una proprietà interna della conoscenza, non come una sua applicazione esterna.

Parlare di sostenibilità epistemologica significa introdurre un criterio nuovo e inevitabilmente selettivo. Un sistema di conoscenza è sostenibile se non consuma le proprie premesse, se non richiede continue eccezioni per funzionare, se non produce effetti che ne invalidano l’uso nel tempo, se resta operativo anche al mutare del contesto. In questa prospettiva, molta della conoscenza contemporanea appare epistemologicamente estrattiva, in quanto ricava valore nel breve termine ma spesso compromette la propria tenuta nel lungo periodo.

La sostenibilità epistemologica è la condizione per cui una conoscenza resta valida nel tempo senza distruggere le proprie premesse.

Può diventare una teoria compiuta. Per ora è una proposta, un criterio, un possibile cambio di paradigma. Ma introduce una domanda difficilmente eludibile: non basta che una conoscenza sia vera, scientifica o utile. Deve essere anche sostenibile nel tempo. E questo, oggi, non è così scontato.