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Sustainable Musicology

Articoli e Saggi
Di Marco Bizzarini
Articolo
Feather illustration
(© Sustainable Musicology)

L’insostenibile modello fossile della conoscenza

Il sistema accademico contemporaneo assomiglia a un modello fossile.

Si alimenta di consumo interno. Produce una massa crescente di residui. E consuma progressivamente la risorsa da cui dipende: la credibilità.

Per molto tempo questo modello è apparso non solo sostenibile, ma persino necessario. L’aumento delle pubblicazioni, il raffinamento dei meccanismi di valutazione, la crescente specializzazione delle discipline sono stati interpretati come segni di vitalità. Ma potrebbero indicare altro.

Un sistema è sostenibile non perché produce di più, ma perché è in grado di sostenere ciò che produce. In questo senso, gran parte della produzione accademica contemporanea si comporta come un’energia fossile. Viene estratta, lavorata e consumata all’interno di un circuito chiuso. Gli articoli vengono scritti, revisionati, pubblicati, citati, e rapidamente sostituiti da altri. Il processo è continuo, ma l’accumulo è in larga parte inerte. Ciò che resta non è conoscenza che circola, ma un deposito di materiali raramente riattivati.

L’analogia non è soltanto descrittiva. I sistemi fossili sono efficienti nel breve periodo, ma strutturalmente limitati. Dipendono da risorse finite, generano scarti e tendono a rafforzare la propria logica estrattiva. La produzione accademica segue uno schema analogo. Le strutture di incentivo che la sostengono — indicatori, requisiti di pubblicazione, ranking istituzionali — non si limitano a misurare l’attività: la orientano.

Il risultato è una forma di produttività internamente coerente, ma esternamente fragile.

In questo contesto, la peer review non funziona come un meccanismo indipendente di valutazione. Opera all’interno dello stesso sistema che dovrebbe regolare. I criteri tendono a riprodurre i paradigmi esistenti, a privilegiare la conformità rispetto al rischio, a premiare l’allineamento rispetto alla discontinuità. Ciò che si produce non è soltanto conoscenza, ma legittimazione.

Allo stesso tempo, la durata del sapere diventa sempre più incerta. Le infrastrutture digitali creano un’impressione di permanenza, ma in pratica gran parte di ciò che viene pubblicato non viene più riletto, riutilizzato, talvolta neppure letto. Il sistema garantisce visibilità al momento della pubblicazione, non persistenza nel tempo.

Questo è il paradosso: una produzione crescente di conoscenza accompagnata da un progressivo indebolimento del suo impatto nel lungo periodo.

Se il modello fossile è insostenibile sul piano ambientale, lo è per ragioni analoghe anche su quello epistemologico. Consuma risorse — intellettuali, istituzionali e simboliche — a un ritmo superiore alla sua capacità di rigenerare conoscenza significativa.

Che cosa potrebbe essere, allora, un modello rinnovabile della conoscenza?

Non un sistema che produce meno, ma un sistema che produce diversamente. Un sistema in cui il sapere non viene soltanto generato, ma anche trasmesso, reinterpretato, riutilizzato. Un sistema che valorizza la durata più dell’immediatezza, e la responsabilità più della produttività.

Questo implica uno spostamento: dall’accumulo alla selezione, dalla validazione interna al confronto aperto, dalla legittimazione procedurale alla responsabilità intellettuale.

Implica anche accettare che non tutto debba essere pubblicato, e che non tutto ciò che viene pubblicato contribuisca allo stesso modo alla conoscenza.

Il passaggio da un modello fossile a uno rinnovabile non riguarda singole pratiche. Riguarda la struttura del sistema.

Un sistema che si alimenta dei propri prodotti non può sostenersi indefinitamente.

A un certo punto, smette di produrre conoscenza.

Produce soltanto la propria continuazione.